È vero che il fumo passivo non è così dannoso?

FALSO!!!

Molti studi hanno dimostrato l’importanza dell’associazione tra fumo passivo e rischio di gravi malattie nei non fumatori (ad esempio cancro del polmone, ma anche infarto cardiaco, malattie delle arterie, asma, etc.).

“Viviamo in città tanto inquinate, quali danni in più potrà mai portare il fumo?”. “Con tutto lo smog che respiriamo preoccuparsi per gli effetti del fumo passivo è esagerato!”. È vero, abitiamo in città inquinate, ma a parità di altri inquinanti atmosferici, i tossici che esalano dal fumo di sigaretta contribuiscono a peggiorare ulteriormente la qualità dell’ambiente, aumentando il rischio di danni per la salute. Il fumo passivo è dannoso: si stima che aver respirato il fumo altrui aumenta di circa il 25% il rischio di tumore al polmone e di malattie al cuore per un non fumatore. Cosa vuol dire? Che nei prossimi 10 anni, se tra le persone mai esposte al fumo 100 si ammaleranno di tumore, tra i fumatori passivi le persone ad ammalarsi saranno 125! L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che al fumo passivo siano da attribuire, complessivamente, 600.000 morti l’anno in tutto il mondo, 165.000 dei quali sono i bambini che vivono in casa con un fumatore. Inoltre, nei Paesi dell’Unione Europea il consumo di tabacco costituisce il principale rischio evitabile per la salute ed è la prima causa di morte prematura con quasi 700.000 decessi all’anno. Circa il 50% dei fumatori muore precocemente (in media 14 anni prima).

Ancora una volta, emerge una certezza: smettere di fumare è un investimento, in termini di salute ed anche economico, incalcolabile sia per chi fuma che per chi vive insieme.

Molte conseguenze risultano più note e dibattute: a partire da un’ampia gamma di disturbi respiratori comuni soprattutto nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza per finire con quelle cardiovascolari.

Ma i danni da fumo passivo possono essere ben più gravi. Vivere in un ambiente saturo dei 69 componenti del fumo di sigaretta di natura cancerogena espone infatti a un più alto rischio di insorgenza del tumore del polmone, la terza neoplasia più frequente dopo quelle al colon retto e al seno.

Un legame che nuovo non è, ma che risulta sconosciuto alla maggioranza: otto italiani su dieci.

Il fumo passivo rappresenta il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi e provoca nel mondo oltre seicentomila morti l’anno.

Se su undici milioni di fumatori in Italia cinque sono donne (APRI LINK), si capisce facilmente perché quello che per diverso tempo è stato considerato un tumore quasi esclusivamente maschile, sia oggi in forte crescita anche tra i rappresentanti del gentil sesso.

In tutta Europa si registrano ogni anno 391mila nuovi casi e 342mila morti per tumore del polmone. Senza dimenticare che il fumo è uno dei principali fattori di rischio anche per altre neoplasie: in particolare il cancro al seno, al collo dell’utero, alla vescica e al pancreas. Motivo per cui la riluttanza degli italiani a cambiare il proprio stile di vita, che emerge continuamente da diverse indagini condotte tra la popolazione, non fa dormire sonni tranquilli.

Ci sono almeno otto milioni di buone ragioni per continuare a parlare di fumo, tante quante sono ogni anno nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le vittime dell’epidemia di tabagismo.

In Italia ci sono 11,6 milioni di fumatori, che equivale al 22% della popolazione. Gli uomini sono 7,1 milioni, le donne 4,5 milioni. Preoccupano i dati sul fumo fra i giovani e giovanissimi. Ogni anno nel nostro Paese muoiono almeno 70.000 persone per malattie legate al fumo.

“È come se tutti i giorni in Italia si schiantasse al suolo un aereo con 200 persone a bordo. Nell’indifferenza generale” (Umberto Veronesi)